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Residuo zero agricoltura: cos’è e perché è importante

Residuo zero agricoltura: in cosa consiste

L’agricoltura a residuo zero consiste in una tipologia di coltivazione che prevede l’uso di prodotti di sintesi chimica, purché i residui siano inferiori o uguali a 0,01 mg/kg.

A differenza di quello che accade con l’agricoltura biologica, perciò, quella a residuo zero consente anche l’utilizzo di sostanze chimiche ma soprattutto non prevede un controllo sui mezzi adoperati per ottenere le colture.

Nell’agricoltura biologica, invece, i materiali utilizzati durante il ciclo colturale e nel post-raccolta devono essere inclusi nei regolamenti stabiliti dai corrispondenti certificatori.

L’agricoltura a residuo zero si limita quindi al controllo delle colture, che non devono superare i limiti massimi di residui proposti dalle corrispondenti autorità comunitarie e dalla catena di distribuzione stessa. Nello specifico, questo genere di agricoltura è fortemente orientata all’utilizzo di sostanze biostimolanti naturali, biofungicidi e biopesticidi.

Agricoltura a zero residui: come funziona

Non solo, l’agricoltura a residuo zero può essere sviluppata da qualsiasi genere di azienda, piccola o grande che sia. Al di là della dimensione delle aree coltivate, infatti, ciò che conta è la qualità e l’efficienza degli input utilizzati, che consentono di ottenere colture omogenee e regolari.

Gli input agricoli vengono generalmente elaborati da materie prime naturali, come estratti botanici e minerali, nel rispetto dell’ambiente. A questo proposito, la tecnologia della formulazione è stata indicata come un fattore determinante per poterne garantire l’efficacia.

Di conseguenza, agenti complessanti, tensioattivi e coadiuvanti utilizzati sono anch’essi elementi chiave e fattori di differenziazione nella preparazione di questi input.

Non solo, bisogna considerare che alcune colture sono da questo punto di vista molto ricettive, anche se l’utilizzo di questi input agricoli dovrebbe essere effettuato per tutte quelle che correrebbero più facilmente il rischio di superare i limiti di residui chimici consentiti.

Concretamente, quindi, l’agricoltura a residuo zero può essere utilizzata per un’ampia gamma di prodotti fra cui: erbe e piante aromatiche, solanacee, cucurbitacee, crucifere e legumi, agrumi, drupacee, bacche, uva da tavola e da vino e piante ornamentali.

Residuo zero agricoltura: vantaggi e opportunità

Questi prodotti sono inoltre controllati durante tutte le fasi, dalla produzione fino al confezionamento, e rappresentano alimenti di alta qualità, sicuri e salubri, ottenuti grazie ad un ciclo produttivo virtuoso e a basso impatto ambientale. Tutto ciò offre una serie di vantaggi e rappresenta una grande opportunità per un futuro che richiede sostenibilità e quindi uno sfruttamento migliore e più equo di tutte le risorse.

Non solo, l’agricoltura a residuo zero consente di accedere a una maggiore quantità di mercati, in quanto un raccolto che non evidenzia attività di sintesi chimica consente di superare più facilmente i limiti stabiliti dagli elenchi degli LMR proposti dagli organismi competenti. Inoltre, a differenza di quanto si possa pensare questo genere di agricoltura non rappresenta una minaccia per le colture biologiche.

L’agricoltura a residuo zero deve infatti essere intesa come un’anticamera di entrata nel mondo bio, un sorta di palestra in cui addestrarsi per allenarsi a combattere le minacce rappresentate dalle malattie e dai parassiti attraverso soluzioni rispettose dell’uomo e dell’ambiente.

A questo proposito, noi di Ms Biotech, offriamo un notevole pacchetto di prodotti marchiati con il logo “Residuo zero”, al fine di proporre alternative valide o integrabili ai prodotti di sintesi, adatti per un’agricoltura virtuosa e rispettosa della Vita.

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